Più di qualche tifoso – complice la partita di sabato contro Savona, laddove è stata presente in ogni angolo del campo e, in difesa, ha rappresentato un baluardo insormontabile per esterne e lunghe liguri – le ha già assegnato un’etichetta ben precisa.
Dalle parti del PalaVazzieri, infatti, l’ala-pivot lituana della Magnolia Campobasso Laura Želnytė è divenuta affettuosamente l’albatros. Così come il maestoso volatile dall’apertura alare più ampia della propria specie, le lunghe braccia della totem baltica e la possibilità di arrivare ovunque ne hanno fatto un autentico babau per le iniziative della formazione ligure, oltre che un importante terminale per i giochi d’attacco dei #fioridacciaio.

OTTO SU OTTO Fattori non da poco che vanno ad aggiungersi a tutte le altre peculiarità messe in mostra dagli altri elementi del roster rossoblù in un avvio semplicemente da applausi.
«Sinora – conferma la giocatrice baltica – abbiamo sempre ottenuto delle affermazioni, otto in otto gare, e credo che questo sia un dato che parla da solo. Non saprei cos’altro aggiungere».

FATTORE MAGNOLIA Circa le qualità alla base di questo percorso, per Želnytė la ricetta alla base di questo cammino delle campobassane è ben chiara e porta con sé un mix ben preciso di caratteristiche e valori.
«Il nostro cammino – argomenta – è un mix di concentrazione, passione e comunicazione. Abbiamo dentro di noi un unico obiettivo ed un’unica volontà: trovare il successo ad ogni gara».

DENTRO LA DIFESA Affermazioni che passano anche attraverso una fase difensiva da record che ha portato, sinora, le campobassane a subire una media di poco più di 47 punti a partita, dato con cui le magnolie si avvicinano alla sfida di sabato contro il Faenza, tra le altre cose anche una sorta di scontro di ‘filosofie cestistiche’ (le romagnole possono vantare il miglior attacco del torneo).
E così come contro Savona, Želnytė si erge a stopper anche di possibili curiosità in merito ai segreti del lavoro dei #fioridacciaio nella propria area.
«Quali sono le peculiarità della nostra difesa? Mi sembra una domanda singolare – spiega – ma, con certezza, posso dire che è frutto del grande lavoro portato avanti in settimana con il nostro staff tecnico. Ascoltiamo quelle che sono le loro indicazioni, comprendiamo appieno i loro desiderata e li mettiamo in atto velocemente sul campo».

INCROCI BALTICI Sabato, intanto, avrà anche l’occasione di ritrovare sul parquet una propria connazionale: nel reparto di lunghe del Faenza, infatti, figura la pivot lituana Ieva Preskienyte, già avversaria delle rossoblù nella passata stagione, all’epoca come totem di Palermo.
«Con lei – spiega Želnytė – ho condiviso alcune stagioni con la maglia della nazionale e anche un’annata nel club. Sarà un piacere ritrovarla sul parquet ed avremo occasione di parlare, ma solo al termine della partita. Prima non ci sarà nulla da dire perché ogni energia andrà proiettata sulla partita. Contro di loro, infatti, la concentrazione sarà essenziale. Dovremo essere pronte a tutto e determinate a combattere sino alla fine».

EMOZIONI DA VAZZIERI Potendo contare, tra l’altro, sul supporto di un pubblico passionale e caloroso.
«Sono il nostro sesto elemento sul campo – conferma – e mi rende felice sapere di poter contare sulla loro vicinanza ed sul loro sostegno. All’esordio, contro l’Athena Roma, quando ho visto tutta quella gente sugli spalti ho provato una grandissima emozione e sono orgogliosa, gara dopo gara, di poter dare loro, assieme alle mie compagne, delle emozioni durante il match e, a fine partita, sorrisi e tanta soddisfazione».

ALLIEVA SPECIALE Intanto, nel suo percorso di apprendimento della lingua italiana, c’è anche la volontà di poter apprendere il campobassano per poter cantare a squarciagola a fine partita tutta la ‘tarantella campuasciana’.
«Al momento riesco ad intonare solo la parte del ‘cuore rossoblù’ – chiosa – ma prometto ai nostri supporter che cercherò di studiare e comprendere il testo in queste settimane così da cantarla al più presto assieme a loro alla fine di ogni nostra gara».
Del resto, come insegna un antico adagio popolare, ‘al cuor (soprattutto a quello rossoblù) non si comanda’.